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Istituto di Psicologia Gallarate


Inquinamento luminoso

Il concetto d’inquinamento luminoso è relativamente recente. Ad oggi gli studi e le norme sono principalmente concentrati sugli effetti che ha all’aperto, ovvero all’esterno degli ambienti confinati. È definito come

“ogni irradiazione di luce diretta al di fuori delle aree a cui essa è funzionalmente dedicata ed in particolare verso la volta celeste”

e si verifica quando la luce artificiale viene dispersa oltre la zona che dovrebbe illuminare, determinando nell’ambiente luce diretta e riflessa.

Le principali fonti

L’inquinamento luminoso non è presente unicamente all’esterno ma anche negli ambienti interni, di vita e di lavoro.

Gli effetti sulla salute

I danni dell’inquinamento luminoso possono essere riscontrati a diversi livelli: oltre a provocare un grosso spreco di risorse energetiche, esso agisce sia sull’ambiente antropizzato sia sull’ecosistema, alterando la normale visibilità dei luoghi. La luce, inoltre, ricopre un ruolo importante per la vista, per la sfera psichica e ha azione antibatterica e antianemica. Un uso scorretto, sia esso in eccesso o in difetto, può provocare diversi danni. In caso d’intensa illuminazione: vertigini, cefalea, lacrimazione, visione abnorme o diminuzione della vista; nel caso di scarsa illuminazione: cefalea, bruciore agli occhi e disturbi della vista. Esiste inoltre il fenomeno dell’abbagliamento, che può essere provocato dalla sorgente luminosa per azione diretta o da superfici molto riflettenti per azione indiretta.

inquinamento luminoso mappaCome contenerlo

La normativa vigente assegna all’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente della Lombardia (ARPA) il ruolo di supporto tecnico ai Comuni: questo significa che l’ARPA può fornire le proprie competenze tecniche alle amministrazioni comunali per verificare, ad esempio, la conformità dei progetti illuminotecnici sottoposti ad autorizzazione, oppure fornire le proprie osservazioni ai Piani di Illuminazione in corso di approvazione. La normativa, quindi, non affida direttamente all’ARPA compiti di vigilanza e controllo né di pianificazione o progettazione. I possibili casi di mancato rispetto della legge sull’inquinamento luminoso vanno segnalati al sindaco del Comune in cui è presente l’apparecchio contestato.

È preferibile usufruire al massimo della luce naturale a nostra disposizione, per questo rivestono vitale importanza le dimensioni e le posizioni delle finestrature. Dove una sorgente di luce naturale non sia più sufficiente si ricorre a una fonte artificiale, la quale deve però presentare condizioni specifiche per creare un ambiente abitativo sano, ad esempio attraverso un impianto elettrico a orientamento biologico, capace di proteggere gli abitanti dell’edificio da inutili esposizioni elettromagnetiche, attraverso l’introduzione di tecnologie appropriate (disgiuntori, cavi schermati, impianti a stella, ecc.). Le ultime conoscenze in materia d’inquinamento elettromagnetico favoriscono un impianto molto flessibile, in grado di soddisfare le personali esigenze, facendo inoltre molta attenzione nella scelta e disposizione dei punti luce per evitare concentrazione di linee vicino a luoghi di riposo o soggiorno.

Effetti normativi

A oggi l’inquinamento luminoso non è disciplinato da nessuna legge nazionale: sono le singole regioni pubblicano testi normativi in materia e, laddove non esista alcuna legge, si fa riferimento alla norma Uni 10819.

In Lombardia la legge regionale n. 17 del 27 marzo 2000 su “Misure urgenti in tema di risparmio energetico a uso d’illuminazione esterna e di lotta all’inquinamento luminoso” è stata emanata per contrastare il crescente inquinamento luminoso dei nostri cieli. Obiettivo della legge è la riduzione dell’inquinamento luminoso e dei fenomeni a esso associati al fine di promuovere il miglioramento della sicurezza per la circolazione stradale, la riduzione dei fenomeni di abbagliamento, la tutela dell’attività svolta dagli osservatori astronomici e la conservazione degli equilibri ecologici.

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