Le diagnosi di disturbi specifici di apprendimento oggi sono molto diffuse ed evidenziano una tendenza sempre maggiore alla difficoltà di apprendere. Dislessia, discalculia, disortografia sono le principali manifestazioni ormai codificate grazie a test e questionari di ogni tipo e genere; l’approccio psicosomatico tuttavia, si basa sul presupposto di analizzare il fenomeno all’interno di contesti sempre più a rischio, a partire dal sistema familiare, ecco perché è fondamentale il supporto alla funzione genitoriale, concepito come uno spazio di riflessione e di collaborazione in rete (psicologo-scuola-famiglia). La diagnosi fornisce un’informazione precisa rispetto alla sintomatologia presentata, ma è necessario che si interroghi la posizione del bambino/adolescente portatore di tale disagio all’interno di questi sistemi spesso isolati, così da poter creare dei collegamenti che abbiano un senso per lo studente e per la sua famiglia.
I cambiamenti che la società ha subito negli anni hanno portato ad un divario enorme tra le generazioni passate e quella dei giovani d’oggi che, nella loro attualità e adattabilità all’ipermodernità e alle tecnologie, sembrano essere sempre meno in grado di elaborare e di apprendere. Del resto sono cambiate anche le funzioni cognitive in relazione ai nuovi modi di apprendere, principalmente digitali (vedi computer, telefoni cellulari, tablet).
Per quanto riguarda la lettura per esempio, è importante sottolineare il tempo come fattore fondamentale. La lettura analogica si basa sull’assimilazione di uno stimolo dopo l’altro in sequenza, così da permetterne l’elaborazione; la lettura digitale invece richiede che l’attenzione sia concentrata nello scorrimento (basti pensare allo scorrimento veloce delle pagine di internet), inoltre la muscolatura oculare risulta maggiormente stressata per il fatto di trovarsi di fronte ad un monitor o a schermi molto piccoli, come quelli dei telefoni cellulari. Leggendo “digitalmente” si accelera il processo perché spesso è necessario prendere velocemente una decisione, per cliccare, rispondere alla chat oppure inviare un sms. Lo screening ha così uno schema ad F per cui, letta la prima riga, c’è un salto oculare di qualche riga per poi scorrere fino in fondo al testo. In internet, a partire dalla seconda pagina, 100 parole vengono lette in 4,4 secondi quando generalmente in quel tempo sarebbe possibile leggerne solo 18 per consentire un’elaborazione adeguata di quanto si sta leggendo. Tutto ciò evidenzia come in realtà, molto spesso, i ragazzi non leggano veramente ma scorrano dei testi.
La memoria oggi è meno utilizzata in quanto funzione delegata ai supporti tecnologici; al contempo si assiste ad un leggero aumento della capacità della memoria a breve termine:
questo fa sì che i giovani d’oggi siano in grado di maneggiare un numero maggiore di informazioni rispetto alle generazioni precedenti, ma che questa abilità non garantisca loro un apprendimento.
I comportamenti iperattivi vanno di pari passo con un aumento delle soglie dell’arousal (di attivazione neuronale) dei ragazzi che vivono ininterrottamente in uno stato di stress da ipereccitazione. A livello neurologico si assiste ad un aumento dei neuroni deputati al meccanismo attacco-fuga e ad una maggiore attività del neurotrasmettitore noradrenalina, rilasciato quando una serie di cambiamenti fisiologici sono attivati da un evento interno o esterno. Le soglie di attivazione si sono alzate parecchio e, paradossalmente, l’iperstimolazione (computer, videogiochi) è un tentativo di diminuzione dell’arousal stesso: si tratta quindi di un circolo vizioso causante una serie di difficoltà anche e soprattutto in ambito scolastico, laddove l’apprendimento richiederebbe la possibilità di elaborare e processare le informazioni.
Quanto esplicitato rispetto alle funzioni cognitive ha un riscontro notevole anche da punto di vista emotivo, affettivo e relazionale; lo schema ad F riferito alla modalità di lettura si ritrova anche appunto nella relazione che è ormai “digitalizzata” tanto quanto il processo di apprendimento. Tra di loro i ragazzi utilizzano mezzi di comunicazione che implicano sempre meno il contatto diretto con tutte le difficoltà e la fatica che questo comporta, ci si espone in minor misura in quanto molto più comodo ed immediato “chattare, taggare” o inviare sms…
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Russo S. M., Esistono i Disturbi “Specifici” dell’Apprendimento? I DSA nella prospettiva della Psicosomatica Integrata , in Psicologia Psicosomatica -18- ISSN 2239-6136, 19-09-12;
Morbe M., LE GENERAZIONI DELL’OBLIO – Alcune riflessioni a partire dall’Osservatorio sul disagio adolescenziale, in Psicologia Psicosomatica -19- ISSN 2239-6136, 30-09-12;

