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Dipendenze

La dipendenza è definita come un comportamento abitudinario che procura piacere, sospensione o riempimento, degenerato in seguito alla perdita di controllo.

La compulsione è il meccanismo che provoca tale perdita di controllo e che sta alla base della dipendenza stessa, poiché si diventa dipendenti dalla continua soddisfazione di una urgente necessità.

Le dipendenze più comuni e conosciute riguardano le droghe (tossicodipendenza) o il cibo (anoressia/bulimia), ma ne esistono di diverse e sfaccettate forme: dal sesso virtuale e non, allo shopping, alla comunicazione in chat. La storia personale di ognuno ed il contesto sociale di appartenenza determinano qual è l’oggetto consumabile “preferito”.

Spesso si riscontra la distinzione tra dipendenza psichica e dipendenza fisica, attribuendo a quest’ultima l’insieme di meccanismi bio-chimici attivi nella fase di “astinenza”.

L’approccio Psicosomatico considera mente e corpo come elementi interdipendenti di un unico sistema e, nel caso della compulsione, il corpo riveste un ruolo fondamentale in quanto da esso deriva la spinta, la necessità di soddisfare un bisogno, di far fronte al vissuto di “vuoto” o di “troppo pieno” da cui l’oggetto della dipendenza opera una separazione.

Tutto questo si può tradurre in fame, bisogno di evasione, rilassamento, euforia, di acquisto, di sesso, di vincere ai giochi e così via.

Il soggetto dipendente si trova incatenato in un circolo vizioso che, a lungo andare, può mettere a repentaglio la sua vita nell’orizzonte di una “morte psichica” per cui si procede solo per soddisfare il bisogno.

L’analisi delle dipendenze non mira alla moralizzazione del fenomeno, ma al prendersi cura del Soggetto che da solo non è in grado di muoversi dalla posizione intrappolante in cui si trova, nella vita. Modulare il rapporto con la sostanza per accogliere ed elaborare i meccanismi dell’angoscia.

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